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Cenni storici
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La posizione geografica del Vedeggio, tramite la pianura lombarda e i passi dell'alto Ticino S.Bernardino, Lucomagno, e, dopo il secolo XIII, il  (S.Gottardo), ha determinato profondamente il corso della storia. La vallata e le pendici dei monti circostanti, così come il Malcantone, furono abitati già nella preistoria. Ne fanno fede i ritrovamenti archeologici nel Museo Plebano di Agno (fondato nel 1955), che ci riconducono tutti alla presenza ligure. Più tardi a questo sustrato s'aggiunse, o meglio forse si sovrappose, una civiltà celtica con palesi influssi etruschi, come pare desumersi dalla presenza di una iscrizione nord-etrusca ad Aranno. La regione, come tutta la zona prealpina, passò poi nell'età di Cesare sotto l'influsso romano. Incerta ne è l'attribuzione cittadina. Gli storici moderni, concordemente, ritengono che tutto il territorio a nord della Tresa e la valle del Vedeggio siano attribuiti alla pertica di Milano, a differenza di Lugano e del restante territorio meridionale del Ticino che sicuramente fu aggregato alla pertica di Como. Così la città di Milano poteva disporre, sempre in suo territorio, di una via diretta che partendo dalla valle d'Olona, attraverso la val Ganna e quindi la valle del Vedeggio raggiungeva Bellinzona (fino ad Arduino d'Ivrea o a Enrico II sicuramente milanese), e di lì si diramava attraverso i passi precitati dell'alto Ticino e del Moesano, sino alla finitima Rezia Curtense, e in epoca posteriore al Regno Franco. Il carattere di tale grande via di comunicazione fu eminentemente militare. Il Maspoli ricorda una trentina di castelli che stavano a guardia della strada fra Ponte Tresa e il Ceneri. Ma tale caratteristica militare non impediva che la via servisse anche ai traffici civili: ne è riprova la denominazione di Taverne, posta allo sbocco della Carvina. Al secolo V risale la probabile cristianizzazione della regione. La plebana venne eretta in Agno, col titolo di San Giovanni Battista, cui venne aggiunto nel secolo XII, quale compatrono San Provino. È lecita l'illazione che, come per il civile la vallata dipendeva da Milano, così per l'appartenenza religiosa, nell'alto medioevo, la pieve dipendesse dalla cattedra di Sant'Ambrogio. Le vicende storiche della valle sono assai note sin dal finire del secolo VI. Il vescovo Gregorio de Tours, l'eminente storico dei Franchi, ricorda come attorno al 590 i Franchi discesi dalla Rezia oltrepassarono il Ceneri giungendo fino a Ponte Tresa, avverso i Longobardi. Non a lungo però perché dagli ultimi anni di quel secolo la valle fu riconquistata dai Longobardi che erano rimasti nel castello di Bellinzona. È appunto dell'età Longobarda il primo documento scritto, che figura confezionato ad Agno il 30 gennaio 735, di una ricevuta di mundio, stilata da un certo Larario chierico della basilica di S. Giovanni d'Agno. L'atto (visibile in fotocopia nel nostro Museo) è scritto in una minuscola merovingica, ciò che documenta gli stretti vincoli intercorrenti anche nella sfera culturale con i paesi d'oltralpe (Regno Franco). Per l'alto medioevo – Agno ha il rango di borgo – nella valle figurano accanto a proprietà di privati, anche quelle di vari enti religiosi: la mensa arcivescovile di Milano, proprietaria oltre che di beni prediali, di decime e di una peschiera in Agno; il monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che qui teneva una corte incentrata su Magliaso; e a partire dal secolo XII la mensa vescovile di Como e il monastero di Sant'Abbondio di quella città. La guerra decennale fra Milano e Como combattuta tra il 1118 e 1127 anche sulle sponde del lago di Lugano e precipuamente a Magliaso, cristallizzò poi la situazione politica e religiosa successiva, estendendo il potere di Como a tutto il Sottoceneri. Anche il monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia preferì, in tale nuova situazione rinunciare di fatto, vendendoli, sulla fine dle secolo XII a tutti i suoi possessi nella valle. La pieve di Agno, ormai saldamente comasca, venne assegnata alla faggia di Porta Torre di Como. Nel 1335 alla signoria della città di Como subentrò la signoria Viscontea. Politicamente la pieve di Agno venne ammembrata a quell'organiscmo amministrativo comprendente anche le pievi di Lugano, di Capriasca, di Riva San Vitale denominato Comunità di Val Lugano, retto da un capitaneo di nomina signorile, quindi ducale. Da allora la Valle d'Agno seguì le sorti del Luganese; e questo nel 1512 fu conquistato dagli Svizzeri che lo eressero baliaggio di comproprietà dei XII Cantoni, cui risale la concessione della fiera di San Provino. Durante tutto il Seicento e Settecento, specie nelle famiglie patrizie dei Quadri, dei Rusca, dei Boffa e dei Negri, c'è una ricca fioritura di artisti. Per opera dell'illustre prevosto Tullio Vincenzo Rusca da Cassina d'Agno, nel 1780, il conterraneo architetto Antonio Boffa, demolita l'antica perché pericolante, dà inizio alla costruzione della monumentale collegiata, che nel 1799, assisterà al passaggio dell'esercito austro-russo di Suvorov, di cui serbiamo due bandiere ausburgiche. Nel secolo scorso è da ricordare il contributo dato alle guerre del Risorgimento italiano, dal colonnello Natale Vicari d'Agno con i suoi militi per buona parte della regione. La ridente plaga agnense è dunque ricca di memorie; le limpide linee delle sue chiese, l'insigne basilicata neo-classica con accanto l'ossario barocco, fatto costruire dai nostri patrizi, il grazioso oratorio dei SS. Rocco e Carlo nella frazione di Cassina e il prezioso oratorio di San Giuseppe nella popolosa frazione di Serocca, stanno a ricordare il chiaro genio degli artisti del nostro borgo.
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Ultimo aggiornamento della pagina: 30.09.2011
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